Per sola voce

(2013)

Serie di brani per voce sola da eseguirsi nell’ordine indicato. Lunghezza variabile. L’intero ciclo potrebbe arrivare a durare un ora. Le indicazioni sono da intendersi come istruzioni attoriali ma il risultato percepibile ha da essere unicamente musica e venir presentato in concerto e non in una recita teatrale. Il compositore non può fornire alcun ragguaglio in aggiunta a ciò che si riporta in partitura ma si riserva il diritto di interdire interpretazioni che non gli appaiano accurate.

Un uomo o donna mostruoso nel letto addormentato con la bocca che russa di fianco al tuo orecchio. Un rantolo ubriaco. Alito cattivo. Neppure un uomo o donna. Un orifizio. Quasi non umano. Informe. Suoni improvvisi. Lunghi silenzi. Somniloquente di tanto in tanto. Sbotti di gas vulcanici. Orrore. Rilascio. Prolasso.

Urla sparate, profonde con strascichi acuti, glissati.

Parlata strascicata solo sulle vocali apertissime come gambe divaricate. Come nell’accento milanese moltiplicato cento volte. Anche ubriaco. Non in ascolto di se stesso. Senza parole. Unità di suono senza senso. Le consonanti ci sono ma sono praticamente inudibili.

Risopianto, melodico per seste virtuoso. Singulto come se un altro stritolasse il petto a colpi improvvisi con entrambe le braccia, rompendo tutte le costole al contempo.

Solo rutti e conati di vomito interrotti senza soluzione di continuità da note acute intonatissime a se stesse, perfette.

Glissati sparati come palle piombate fiotti di saliva esplosi al contempo sputo.

Note anali cantate e belle ma con la stessa intenzione di come se uscissero dall’ano.

Suono vocale di ubriacatura quando il corpo ha perso ogni controllo e non si regge in piedi, molle, meduséo. Suoni e vocalizzi emessi con la consapevolezza di non ricordarne nulla e di neppure ascoltarli quando escono dal corpo. Espulsi dalla bocca all’insaputa delle orecchie.

Suoni emessi dalla bocca con grande sforzo e dispendio di energia, quasi assordanti alle orecchie dell’interprete ma assolutamente inaudibili alle orecchie di chiunque altro.

Suoni per cani. Maleodoranti.

Vagito di neonato che fuoriesce dalla vagina. Per gli interpreti maschi immedesimazione completa nell’idea di avere una vagina e di proiettare un suono al di fuori di essa.

Inserzione di un pugno immaginario nell’addome. Il pugno sale all’altezza dello sterno, a fianco del cuore e percuote la casa toracica dall’interno mentre l’interprete emette una singola nota nel registro medio.

Singolo urlo, triplofortissimo, il più breve possibile, idealmente un decimillesimo di secondo.

Suoni continuo emesso mentre il performer si addormenta brevemente ( poche decine di secondi) e poi si risveglia. Il passaggio dal canto in veglia a quello sonnanbulo e viceversa deve avvenire il più impercettibilmente possibile (come quando si passa da un portavoce all’altro nel clarinetto).

Parole che sembrano tosse e polvere allo stesso tempo.

Discorso improvvisato, con parole esistenti o immaginarie, nello stile della più assoluta stupidità.

Pianto d’amore.

Pianto convulso di natura incerta al ricevere un buona notizia imprevista.

Articolazione di fantasie d’abbandono ( di venire abbandonati) in canto. Senza parole.  Senza intonazioni temperate riconoscibili.

Riso di gioia.

Riso di riconoscenza.

Riso di commiato.

Come bis, se richiesto :

Peto emesso dalla bocca. Il più lungo possibile.

© Alessandro Bosetti, 2013.

 

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